Chi sono

Dalla laurea in Psicologia alla scelta della teoria di riferimento, fino alle esperienze nella mediazione familiare e nella psicologia giuridica, passando per i progetti in ambito psico-sociale realizzati presso l’AIED di Pisa. Un’intervista per conoscere meglio la carriera, l’esperienza e la visione della terapia psicologica di Nadia Giorgi. Ma anche un dialogo dal quale si impara che la consapevolezza di sé e l’allontanamento della sofferenza sono alla portata di tutti. A volte basta una guida per saperli raggiungere. (Ilaria Tognarini, giornalista freelance)

Oggi sei una terapeuta della coppia e della famiglia con una bella esperienza alle  spalle e tante idee e progetti in cantiere. Come è iniziato questo percorso e perché?

E’ iniziato per dar spazio al carattere introspettivo che mi ha caratterizzata sin da piccola e per la curiosità che nutrivo intorno alle storie familiari. L’attenzione al malessere di bambini, adolescenti e genitori percepito nei rapporti familiari mi ha orientata alla terapia familiare come un’opportunità per risolverlo. Laureata in Psicologia, negli anni ho guardato me stessa seguendo la strada dell’analisi individuale. Ho iniziato la prima psicoterapia con uno psicologo di formazione reichiana, la seconda e la terza affidandomi a psicoterapeuti di formazione analitica junghiana. Ho poi abbracciato la teoria sistemico-relazionale, ritenendola più in sintonia con la mia modalità di reagire al disagio, all’insoddisfazione, al sintomo, consapevole della profonda importanza del familiare per tutti noi.

Perché può essere utile ricorrere a una consulenza psicologica?

Può aiutare ad assumere consapevolezza di sé, facendo emergere le personali potenzialità. Pensiero ed emozione sono capacità da sviluppare entrambi per rispondere alle esigenze della vita, per confrontarsi con la realtà esterna, non sempre soddisfacente, per stabilire relazioni serene con gli altri, per comprendere e magari superare sia i conflitti interiori che quelli esterni. La consulenza psicologica può prevedere più colloqui di chiarificazione su quegli aspetti che provocano sofferenza, stress, ansia, crisi vissute a livello interiore o all’esterno, ad esempio nei rapporti professionali, nel legame affettivo, nell’éntourage familiare, fra amici o con il vicinato.

E invece in cosa consiste un percorso di psicoterapia?

La Psicoterapia, o “cura dell’anima”, è invece una tecnica che – mediante la relazione terapeutica – può aiutare a risolvere il disagio avvertito o un sintomo fastidioso. La nostra identità è influenzata da legami significativi, per cui talvolta, possiamo essere coinvolti in rapporti che provocano malessere, frustrazione o sofferenza. L’intervento psicoterapico può essere rivolto all’individuo, alla coppia, alla famiglia e al gruppo, a seconda del bisogno specifico espresso e della conseguente valutazione dell’esperto. Con la psicoterapia si affronta la crisi che il soggetto è consapevole di vivere, utilizzando risorse personali alla ricerca di una serenità.

Come Psicologa e Psicoterapeuta accolgo e ascolto la sofferenza che la persona mi porta, convinta che nell’incontro ci sia bisogno di rispetto e di un atteggiamento non giudicante. Mi oriento, dopo la valutazione clinica, verso la consulenza o la psicoterapia individuale, di coppia e familiare.

Se dovessi definire la psicoterapia direi che – al pari della poesia, della pittura, dell’arte – è uno strumento che, preoccupandosi della sofferenza umana, può permettere all’individuo un’espressività più gioiosa e serena.

Freudiani, Junghiani, gli psicologi si dividono in diverse scuole di pensiero. Qual è la tua?

Per molti anni sono stata impegnata in un’analisi personale orientata dalla psicologia analitica Junghiana. Jung, allievo di Freud, sosteneva che l’ “individuazione” costituisce il processo di formazione e di caratterizzazione dei singoli individui. L’ “individuazione” è un “processo di differenziazione” la cui meta è lo sviluppo individuale. L’analisi è stata un’esperienza fondamentale per farmi comprendere l’importanza delle emozioni soggettive nella realizzazione della vita e il loro intreccio con la realtà, realtà non sempre facile, rasserenante e piuttosto impegnativa. Mi sono però successivamente avvicinata all’approccio sistemico-relazionale perché ho iniziato a sentire e pensare il sintomo e il disagio individuale come risultato di rapporti e storie familiari. Si è fatta avanti la convinzione che “dinamiche relazionali” e “comunicazione” della famiglia erano predominanti nel determinare il malessere soggettivo. Una concausa di così grande rilievo che è riuscita a sostituire i riferimenti teorici della psicoterapia che proponevo.

Al giorno d’oggi la separazione è un evento piuttosto comune, nonostante questo, spesso si accompagna a grandi sofferenze. Quali possono essere le conseguenze di un distacco?

Penso che tutti noi, una volta nella vita, abbiamo provato il dolore, il dispiacere per un distacco, con le tante e diverse conseguenti emozioni negative. Ebbene l’intolleranza verso il conflitto, il litigio, il distacco, le offese e la rabbia, le rivendicazioni per una separazione non voluta, mi ha avvicinata alla mediazione familiare. Questa esperienza professionale mi ha permesso di entrare dentro le mille pieghe della sofferenza, vissuta per il distacco, dai diversi punti di vista: di chi lascia, di chi è lasciato e dei figli coinvolti nel dolore affettivo, nei sentimenti degli adulti.

Affrontare l’evento separativo non è facile, spesso la coppia manifesta una profonda conflittualità. Si scatenano rabbie, rivalse, aggressioni per l’incapacità di sostenere la tristezza di sentirsi abbandonati, lasciati, umiliati. In mezzo a questo mare di emozioni e sentimenti stravolti vi è la contesa dei figli come mezzo per punire l’altro, “per fargliela scontare”. La fine di una storia sentimentale, di un matrimonio è dolorosa. La rabbia, la delusione, il risentimento, la disperazione, il sentirsi traditi inducono comportamenti con cui si cerca di distruggere l’altro che ci ha ferito. Spesso si coinvolgono le persone che ci stanno intorno – in primis i figli – cercando alleati o complici per la guerra, per il conflitto, alla ricerca di una vittoria come mezzo per curare la nostra ferita.

Come se ne viene fuori? La mediazione familiare può essere d’aiuto?

È necessario imparare a vivere la separazione con altri sentimenti, è necessario imparare ad affrontare un evento così traumatico senza che questo ci metta completamente in crisi come persona coinvolgendo la stessa identità. Motivati a riconoscere i nostri bisogni emotivi e a non perdere il ruolo genitoriale con la fine del matrimonio. Penso sia fondamentale porsi l’obiettivo di una “genitorialità consapevole”, l’impegno di entrambi i genitori a far sì che i figli possano contare sul loro sostegno, guida, affetto anche quando non sono più marito e moglie. La Mediazione Familiare serve a questo, a riorganizzare le relazioni familiari in vista o in seguito alla separazione.

Come Mediatrice Familiare, a seguito di un progetto presentato nel 1998 al Comune di Ponsacco ho creato il Servizio di Mediazione Familiare in Valdera, di cui sono stata la Referente sino al 2009. Attualmente sono Referente del Servizio presso l’Asl 5 Zona Pisana. Svolgo inoltre attività di mediazione familiare nel mio studio, a Pisa e a Cecina (Li) e presso l’Associazione Italiana per l’Educazione Demografica di Pisa.

Dal tuo studio alle aule di tribunale. Come ci sei arrivata?

Lavorare con la coppia in separazione mi ha avvicinata all’ambito psico-giuridico così da ricoprire l’incarico di Consulente Tecnico d’Ufficio. Svolgo infatti il ruolo di esperto nei casi di separazione e affidamento dei figli, osservo la famiglia, le loro relazioni affettive per rispondere al quesito posto, in merito a ciò, dal Giudice.

Che cosa si intende per psicologia giuridica? E qual è il tuo ruolo in questo ambito?

La Psicologia Giuridica coniuga il diritto, la legge, allo psichico-emotivo implicito in ogni realtà individuale e relazionale. Il Tribunale si avvale della lettura psicologica di un “fatto” – ad esempio in ambito civile – quando nomina il Consulente Tecnico d’Ufficio, al quale pone un quesito. Il CTU risponde al quesito offrendo indicazioni utili per la valutazione e la decisione del Giudice. Le parti in causa hanno facoltà di nominare un Consulente Tecnico di Parte che ha il compito di adoperarsi affinché il Consulente d’Ufficio e l’altro Consulente di Parte rispettino metodologie corrette ed esprimano giudizi fondati scientificamente.

Nello specifico della vicenda separativa e del divorzio, al CTU, nominato dal Giudice, viene posto un simile quesito:

Indaghi il CTU sulla capacità genitoriale di entrambi le parti, accerti se il minore versi effettivamente in stato di disagio psicologico e, in caso positivo, verifichi quali siano le cause di tale disagio, indichi se, in relazione a quanto accertato, sia consigliabile l’affido condiviso o quello esclusivo e, in caso della prima scelta, presso quale genitore sia opportuno domiciliare il minore o, in caso della seconda quale sia il genitore a cui disporre l’affido esclusivo”.

Come Consulente Tecnico d’Ufficio svolgo prevalentemente attività presso il Tribunale di Livorno, di Lucca e di Pisa nell’ambito della separazione, divorzio e affidamento dei figli, mentre come Consulente Tecnico di Parte, lavoro in ambito regionale (Toscana), soprattutto a Firenze, Lucca, Livorno e Pisa.

Qual è stato il tuo impegno per la divulgazione del benessere psicologico nella famiglia e nella scuola?

Da anni sono ideatrice e attuatrice di progetti in ambito psico-sociale. In ambito scolastico, i progetti – rivolti a docenti, studenti e genitori – sono centrati su interventi psico-educativi, sulla relazione insegnanti-allievi, sulla comunicazione, nell’ottica di raggiungere un maggior benessere psicologico. Ho progettato inoltre “Formazione per Operatori del Servizio di Spazio Neutro”, “Istituzione del Servizio di Spazio Neutro”, un servizio per favorire la continuità del rapporto fra genitore e figli, interrotto a seguito di separazione coniugale. “Il nonno nella famiglia allargata” ha visto la formazione di educatori e familiari sul tema della famiglia separata focalizzando l’attenzione sul ruolo dei nonni. Con “Maggio in famiglia” è stata organizzata, insieme alla Coop di Pisa, una serie di incontri, su tematiche inerenti il familiare.

Presso il Consultorio AIED continua la mia attività di Psicoterapeuta individuale, di coppia e di famiglia, oltre che l’attività di Mediazione Familiare. In questo ambito con l’AIED abbiamo iniziato per primi a diffondere, sin dal 1997, attraverso convegni e iniziative pubbliche, la Mediazione Familiare introducendola praticamente sul territorio pisano. L’attività di sensibilizzazione e formazione in questi anni è stata costante, testimoniata da iniziative pubbliche, progetti rivolti alla cittadinanza, agli Istituti scolastici, agli operatori, ad Associazioni.

 

 

CURRICULUM PROFESSIONALE

Ordine Psicologi Toscana num. 2132